domenica 21 maggio 2017

#2 chiacchierata emozionale con Deps

Chiacchierata emozionale di Gianpaolo Buonafede con Daniele De Pascale in arte Deps: Rapper di Napoli


G: Ciao Daniele! Finito il turno di lavoro per oggi?

D: Ancora no purtroppo.. 45 minuti e ricomincio. Never stop

G: Ah pensavo avessi finito. Ammettilo quante ore di studio vuoi pagarti con il prossimo stipendio? (uahah)

D: Eh, non ho il tempo di pensarci che già se ne vanno soldi (ahah) però c'è un bel progettino in serbo quindi penso che ne dedicherò più di qualche ora

G: Penso che questa cosa sia bella sai? Nel senso che forse non avere sempre a disposizione fondi (mettiamola così) per portare avanti la propria musica o arte in generale a volte aiuti. Perché ti fa apprezzare di più il tempo che in questo caso riesci a comprare per praticare la tua arte. Nei tuoi pezzi si sente che c'è dedizione dietro ... È quasi come se si sentisse che vuoi sfruttare al meglio ogni chance di registrare che riesci a guadagnarti ... O sbaglio?

D: Assolutamente, quando hai una certa situazione e lavori no stop ogni minuto che hai per registrare è oro, non lo sprechi. Per questo ci lavoro molto sui pezzi e spesso sono anche un po' lento, voglio che la cosa, nei limiti delle mie capacità, sia perfetta. Ovviamente questo comporta anche il fatto che più passa il tempo più una persona cambia, pensa, matura, si evolve. Quindi ti ritrovi con un pezzo in mano che magari vuoi cambiare radicalmente e questo ti porta a impiegarci ancora più tempo. Tra l'altro ho solo vent'anni e da vero ventenne la mia mente è ancora caotica e di conseguenza "lunatica". Cambio idea molto spesso, o meglio, mi vengono sempre nuove idee in testa su cosa creare

G: Ma questo è normale! Chi ha la passione della scrittura non può fare a meno di cambiare idea. Perché alla fine tutto può far scattare l'idea per una rima, per un verso o anche per un libro intero e questo capita continuamente e non solo a vent'anni. A proposito ... Hai mai pensato di scrivere un libro?

D: Tantissimo, non ti nego che mi piacerebbe un giorno poterlo fare. Ti dirò: ho cominciato la mia scrittura sin da piccolo con dei racconti, scrivevo "storie". Ero davvero molto bravo in Italiano, a scuola, per quel poco che ho frequentato. Quando cominciai ad ascoltare i primi pezzi rap ne ero totalmente preso e innamorato, capii che potevo trasformare questa passione in musica, lì è scattata la scintilla

G: Ah sì? E di cosa parlavano queste "storie"? Comunque non buttarla via l'idea ... Potresti essere un nuovo talento campano senza saperlo ... Escludendo il talento musicale ovviamente ...

D: Ero troppo piccolo (ahah), sarei vago, ma ho ancora qualche idea in testa, che caccerò fuori qualora mi dovesse capitare l'occasione un giorno. Mi piace raccontare più che altro la storia di una persona, quindi creare un personaggio, strutturare la sua storia, il suo passato e raccontarlo. So che ci metterei dentro molto di me, ma al momento è ancora un sogno nel cassetto

G: Se ci pensi ogni personaggio che viene creato porta all'interno della sua storia qualcosa che appartiene allo scrittore. Forse è proprio questo il bello dello scrivere ... Poter inventare qualsiasi tipo di inizio, metamorfosi e perché no finale per quella storia ... Anche per la storia dello scrittore stesso...

D: Si, penso che molto spesso capita che il lieto fine che crea lo scrittore sia quello che sogna lo scrittore stesso. È una buona interpretazione

G: E tu che lieto fine ti aspetti per la tua storia? O meglio ... Che lieto fine vorresti avere per la tua storia?

D: Beh, sotto sotto sono davvero molto ambizioso, quindi direi: una svolta. Senza pensarci due volte. O meglio, il poter stare tranquilli

G: E magari con qualche palco da calcare no? (uahah)

D: Ovviamente (ahah)

G: Signori e signore l'Arena di Verona è orgogliosa di presentarvi: Deeeeeps!!!!! A proposito ... Perché Deps?

D: (ahaha) stanno due motivazioni, una è banalmente derivata dal mio cognome. La seconda è un po' più personale, riguarda la mia famiglia. Deps sono io, non è un personaggio. Non è un'opera di finzione o una maschera con cui nascondersi. La gente mi chiama Deps quasi da prima che cominciassi col rap

G: Ah capito. Quasi come se fosse Daniele la creazione di Deps e non viceversa. Per te è molto importante essere sempre te stesso e far sentire chi sei nelle canzoni. Quindi niente è romanzato nei tuoi brani?

D: Assolutamente nulla. I miei testi sono il riflesso nudo e crudo di come mi sento in quel determinato contesto. Di cosa voglio, cosa odio, cosa amo. Ci sono molti rapper che amano fingersi altre persone, fingersi più duri. È un po' come barare capisci.. parliamo di musica, parliamo di arte. L'arte parla per te, non puoi fingere e, per chi ha occhio, chi finge si sgama. Anche se, i numeri spesso dicono il contrario e fanno più testo di tutto il resto

G: Siamo nell'era di you tube, FB, spotify ecc ... È normale (purtroppo) scontrarsi con i cosiddetti numeri. In fin dei conti noi esseri umani stessi veniamo ogni giorno considerati più numeri che persone ... Il mondo dell'arte non fa eccezione. Però dipende anche dal tipo di arte perché ad esempio al giorno d'oggi si legge molto meno e di conseguenza fare grossi numeri vendendo libri non è molto facile ... Ma forse è sempre stato così anche se non credo. Una curiosità: hai un libro preferito?

D: Ti stupirò, ho tipo tremila libri in casa e non ne ho ancora trovato uno (ahah) Non ho moltissimo tempo per leggere purtroppo, ti confermo però un libro che sarà la mia prossima lettura che voglio fare da troppo, ma non trovo mai tempo: Sun Tzu

G: Come mai questa scelta? Se non erro anche un pezzo di Kiave si chiama così o sbaglio?

D: Esatto. L'arte della guerra. L'arte di vincere una guerra con la filosofia. Direi che è a pennello (ahah)

G: Eh sì!! Direi anche io (uahah). Ci sono così tanti libri che vale la pena leggere che non basterebbe una vita per leggerli tutti. Ripeto che ti ci vedo a scrivere un libro! Ce l'hai una frase che rappresenta in pieno Deps?

D: Ripeto, essendo io molto caotico dipende dal momento. E mettendo me stesso nei pezzi ti dico che ogni frase che scrivo mi rappresenta. Quindi, il 99% (ahah)

G: E una frase che ti piace molto di altri? Non ne hai? O anche in questo caso dipende dal momento? Alla fine tu sei strano sai? Ma in senso buono ... Perché nei pezzi sei molto a fuoco, sei inquadrato, sei preciso mentre poi nella vita sei un caos di influenze artistiche! È un ottima qualità a mio avviso essere un ascoltatore con una certa "incoerenza musicale"! Non ti stanchi mai e trovi sempre spunti nuovi e di conseguenza questo porta sempre un miglioramento no?

D: Assolutamente sì, strano al 100%. Forse un perfezionista, alla fine trovo sempre un difetto nelle cose mie. Penso sempre che può essere meglio. Questo anche porta me ad essere caotico. Quando scrivo sono concentrato, deciso su cosa voglio dire (il più delle volte), ma sempre perché in quel momento mi gira in quel modo (per essere schietti). Cercando di trasformare i pensieri del momento in musica. Per questo ci penso troppo, per non cadere nel banale

G: È normale per i perfezionisti trovare sempre dei difetti in ciò che fanno. Certo bisogna stare attenti perché poi a perfezionare troppo si rischia di peggiorare l'opera (nel tuo caso la canzone) perché c'è anche il rischio di essere carenti in spontaneità. Non è facile saper equilibrare il tutto. Comunque grazie per questa bella chiacchierata perché mi ha permesso di capire di più il tuo approccio alla scrittura, alla musica, all'arte in generale. Alla prossima

D: Grazie a te, ha fatto piacere anche a me. Buona giornata!


Elaborazione grafica di Alessia Santangeletta


venerdì 19 maggio 2017

#1 chiacchierata emozionale con Tyrone Nigretti

Chiacchierata emozionale di Gianpaolo Buonafede con Tyrone Nigretti: Autore di Fattore H (ed. Rizzoli 2015), Recensore presso Spettakolo.it e blogger su: https://tyronetyr.blogspot.it


G: Ciao Tyrone ... Týr ... o entrambi? Non ho ancora capito chi è il creatore e chi è la creazione ...

T: Allora, Týr è la mia parte più istintiva, ma allo stesso tempo giusta. Non so dirti chi è la creazione di chi esattamente, sarei più propenso a dirti che si completano, che uno non può vivere senza l'altro. Come spiego anche in Fattore H, il mio primo libro, Týr è la parte di me che è libera da ogni tipo di condizionamento possibile.
Týr era, nella mitologia norrena, il Dio della guerra ed anche della giustizia. Non solo ha un nome che potrebbe essere abbreviazione del mio, ma la sua storia personale è molto simile alla mia: lui perse un braccio in battaglia contro un lupo, io ho perso l'uso di un braccio a causa dell'ictus. Entrambi poi siamo guerrieri

G: Chiaro. Diciamo che (metaforicamente parlando) uno compensa l'arto mancante dell'altro. Non conoscevo questa storia di Týr sai? pensavo davvero fosse una semplice abbreviazione del tuo nome invece dietro a quello pseudonimo si nasconde molto di più. Un personaggio che diventa alter ego, una penna con cui scrivere forse meglio o forse semplicemente senza vincoli.
Per quanto riguarda il tuo primo libro è stato per te un passo importante ma ... lo slalom della società è ancora in atto vero?

T: Assolutamente sì, non si finisce mai (ahah). Fattore H, Slalom di un disabile nella nostra società non è semplicemente un libro autobiografico di un ragazzo disabile, bensì un vero tentativo di trovare dei punti in comune tra "il mondo dei normodotati" e "quello dei disabili". L'hip hop mi ha aiutato molto in questo. Per tornare più specificatamente alla tua domanda ti dico che lo slalom nella società secondo me lo fanno tutti, disabili e non, per questo è importante trovare dei punti di contatto. Sarò sempre grato all'hip hop per questo

G: Concordo con te sul fatto che tutti (senza esclusione di gente) abbiamo a che fare ogni giorno con il nostro "slalom personale" in questa società ad intermittenza emotiva. E' un poco come il tempo a Bologna in questi giorni: sole, pioggia, sole, nuvolo, sole ma l'importante è appunto (come dicevi tu) trovare dei punti di contatto e a tal proposito la musica (come l'arte in generale) danno davvero manforte. Com'è il tempo a Milano (uahah)?

T: Vedi? Ecco un altro punto di contatto, il tempo fa lo spiritoso (ahah). Sí, la musica e l'arte danno manforte. La scrittura ha proprio cambiato la mia vita,  il mio modo di pensare, di rapportarmi con gli altri ed ha aumentato la mia autoefficacia rendendomi, ai miei occhi, una persona migliore

G: Vale la stessa cosa per me per quanto riguarda la scrittura quindi ti capisco benissimo. In qualche modo fortifica l'anima versare inchiostro su metri e metri di carta. A proposito di Milano, arte e artisti: Ho sentito l'ultimo disco di Fibra e di Bassi e meritano entrambi moltissimo a mio avviso

T: Meritano molto, sono entrambi dei dischi maturi e sono delle ottime fotografie che mi fanno capire che sto invecchiando (ahah), scoprii Bassi Maestro grazie a Fibra. Entrambi li conobbi  in giovane età. Risentirli ora, nonostante i nuovi progetti di entrambi, mi fa riflettere sul passato, e ridendo e scherzando la loro musica mi ha accompagnato per quasi dieci anni

G: Anche io sono tanti anni che ascolto Fibra. La prima canzone sua che ho sentito (se non ricordo male) è stata "non crollo" perchè l'avevano inserita in una compilation di Groove magazine ed io lo compravo quasi sempre. Hai mai pensato di scrivere una canzone per qualcuno?

T: Mi era stato proposto di scrivere una prosa che poi sarebbe diventata una canzone... Ma poi non se ne è fatto nulla. Mi piacerebbe molto scrivere un libro a quattro mani, tu ci hai mai pensato? (Ahah)

G: Lo sai che ci ho pensato (uahah). Comunque sì sarebbe una sfida interessante scrivere un libro a quattro mani ma, se ci pensi, anche scrivere una canzone per qualcuno è quasi come scrivere un libro a quattro mani. Anzi ... forse è più difficile perché devi riuscire a trovare dei versi adatti ad una voce ed un tipo di attitudine che non sempre è simile alla tua. Ammetto però che forse il bello non è tanto nello scrivere una canzone, un libro o una poesia quanto nello scrivere e basta. Qui si torna al punto di prima. La scrittura è davvero un'arma potente ... e pure a doppio taglio

T: Assolutamente, son d'accordo. Personalmente credo che quando si ama  una forma d'arte, qualsiasi essa sia, si sia portati ad amare solo lei veramente. Senza poter scendere a compromessi. Sembra gelido come punto di vista, ma è quello che provo, e le emozioni hanno il diritto di essere anche socialmente non accettabili. Per chi non è artista comprendere questo è difficile

G: Certo che non si può scendere a compromessi. E' come quando trovi la donna giusta per te: sai che è quella e te ne innamori senza compromessi, ma, se, però, forse. Si passa troppo tempo a dire su troppe cose "mi piace ma ..." che quando riusciamo a trovare quello che ci fa dire "mi piace" punto sia giusto lasciare che ci prenda anima e corpo. Poi ovvio che questo discorso non vale per tutto. Ho generalizzato ma pur sempre riferendomi all'arte che in questo momento è l'argomento della nostra conversazione

T: Io mi lascio prendere anima e corpo da ciò che scrivo. Ho avuto problemi per ciò che ho scritto in passato: la mia famiglia non voleva che parlassi pubblicamente di ciò che per molto tempo mi ha fatto molto male, la ragazza che mi ha respinto, di cui ero innamorato, mi ha detestato dopo aver scoperto il mio racconto dei fatti. Ma ci sono anche lati positivi: il rispetto delle istituzioni, l'Aler (ente case popolari) che dopo aver letto il mio articolo sulla loro inefficienza nel ripararmi il servoscala a casa, si è precipitata a sistemare la situazione, gente che mi chiede di uscire e non mi tratta più da sfigato, perché, cazzo, 'sta cosa della scrittura, mi ha dato gioia di vivere, e si vede

G: Questa è una cosa davvero molto bella. E' un bel traguardo e sono sicuro che tutta la fatica poi viene ripagata una volta che arrivano certe soddisfazioni. Quindi possiamo dire che oggi Tyrone e Týr sono felici?

T: Felici no, credo che la felicità sia a priori irraggiungibile. Diciamo sereni. Mi sentirò felice il giorno in cui non dovrò più scrivere per poter essere sereno

G: Grazie per la bella chiacchierata. Buona fortuna per il tuo "slalom"!

T: Grazie a voi per l'opportunità. Ciao a tutti.


Elaborazione grafica di Alessia Santangeletta


giovedì 27 aprile 2017

FORSE MI PERDO DI NUOVO

di Gianpaolo Buonafede

Forse mi perdo di nuovo.
Nelle strade deserte,
in quelle trafficate,
in quelle ancora da scoprire.
Nei sogni interrotti
solo da sogni più grandi
che sembrano stelle
ma in realtà sono molto di più.
Nell'amore che mi dai
e che son solito darti
anche se spesso mi chiedo
se sarà mai abbastanza.
Nelle vecchie canzoni
scoperte e fotocopiate
come se il tempo che passa
fosse un susseguirsi di déjà-vu.
Nelle bugie dette per scelta,
forse per mancanza di tatto,
da chi predicava amicizia infinita.
In quelle dette per caso,
nella fretta di comunicare pensieri,
mentre mi chiudevo in me stesso.

Forse mi perdo di nuovo.
Nella vita più ampia,
quando sembra distratta,
mentre sorge qualcosa di inaspettato.
Nelle rughe barcollanti
di qualche tratto somatico stanco
mentre cerca pian piano
qualche amico con cui brindare.
Nel mio compleanno,
Quando arriva e quando parte,
spegnendo una candelina per volta.
Nei progressi del mondo,
nelle istantanee sbiadite,
nel matrimonio di qualcun'altro.

Forse mi perdo di nuovo.
Sarebbe scontato, credo,
dire che prima o poi mi ritrovo.
Perché se c'è una cosa che amo
è perdere tempo per dargli valore,
sprecare occasioni alla svelta
per realizzare obiettivi diversi.
Puntare il dito allo specchio
e dare peso a chi lo specchio lo regge.
Amare te stessa prima di me.
Perché è come trovarmi
fino a perdermi ancora
nell'universo più vasto di te.

disegno di Alessia Santangeletta
(penna e pennarello)

venerdì 7 aprile 2017

QUALCOSA DI BELLO NEL MONDO

di Gianpaolo Buonafede

Acidi em...
Anagrammo:
dici a me??
Non credo di aver capito.
La follia
è comunque
un punto di partenza.
L'ignoranza pure.
Peccato che
la seconda si giustifichi.
Ha portato la firma dei genitori.
I tuoi capelli mori.
Non sembrano tinti.
Limita la perfetta
bellezza del neo.
Quello che non hai.
Dai una mano
alla cieca fortuna
e poi perfavore
passa a prendere il latte.
Non ora quando torni.
Perché ritorni vero?
Dici davvero?
Non pensavo di volerti.
Invece ti voglio.
Ma non come voglio una birra.
Come si vuole qualcuno.
Qualcuno a caso.
Se posso scegliere tu.
Almeno vado sul sicuro
ed ammetto lo sbaglio.
Forse mi scappa un ti amo.
E adesso mi guardi
mentre fisso i pensieri.
Nel senso che li osservo
e non che li fermo in testa.
Pensa che un tempo,
non ricordo che tempo,
scrivevo poesie.
Ma non come questa.
Questa è soltanto freestyle.
Dico vere poesie.
Quelle che parlano d'amore.
Quindi che parlano di te.
Dicevi acidi prima.
Eppure sorrido.
Perché parli al plurale
e ci siamo soltanto noi due.
E siamo una cosa sola.
No non è vero.
Siamo io e te
che ogni tanto diventano noi.
E noi siamo questo.
Amore prima del cielo.
Un finale di stagione estiva.
La distrazione del tempo.
Il sorriso dell'occhio arrossato.
Non ho chiuso la luce
prima di uscire a cena con te.
Mangiamo sushi stasera?
Con la forchetta è più facile.
Ma quanto sei bella?
Ho qualcosa da dirti.
Qualcosa di semplice,
forse ridicolo, forse non so.
Qualcosa che ha a che fare con me.
In pratica ok ...
c'è qualcosa di bello nel mondo:
Tu.


disegno di Alessia Santangeletta
(matite)

lunedì 13 marzo 2017

VORREI ESSERE UNA CANZONE FOLK

di Gianpaolo Buonafede

Ho camminato tanto amore mio.
Verso il cielo imperiale di Vienna,
sotto la pioggia sottile di Londra,
tra le luci colorate di Nuova York.

Ho camminato tanto amore mio.
E pensavo ai biscotti che cucinavi,
ai tuoi capelli alle sei del mattino,
ai panni ancora stesi sulla finestra.

Ho camminato tanto amore mio.
Cercando un sorriso simile al tuo,
aspettando una scelta giusta da fare,
vomitando il mio cuore in un bar.

Ho camminato tanto amore mio.
Ora sono in mezzo alla natura umana,
piegato come rami dal vento febbrile,
evidenziato dal tramonto più denso.

Ho camminato tanto amore mio.
E se canto una canzone è per farti felice
quando tutto assomiglia al passato
e sembra quasi incatenarci la vita.

Ho camminato tanto amore mio.
Adesso le corde sono ruggine d'anima
e tu resti bella come il tempo che passa.
Come il mare nelle notti d'estate.

Ho deciso di fermarmi amore mio.
Sono tornato nella patria di noi.
Ma tu sei partita con passi diversi
ed io son rimasto a pensarti nel vuoto.

disegno di Alessia Santangeletta
(pastelli)

venerdì 24 febbraio 2017

LA MUSICA NON ESISTE

di Gianpaolo Buonafede

La musica non esiste.
È soltanto finzione.
Un connubio di suoni
messi in ordine sparso
per alleviare i dolori o
celebrare un amore.
È un tentativo di ribellione,
uno strano presentimento,
una riflessione epidermica.

È la parte più coinvolta di noi.

Non si vive di sole canzoni,
cinici idioti,
eppure mi sento leggero.
Proprio adesso.
Senza considerare l'opinione
disinteressata e maldestra
di un branco di sogni da fare.

Sto volando in fin dei conti.
Ho i piedi sdraiati per terra
eppure qualcosa mi afferra.
Mi porta oltre il cielo notturno.
Mi riporta dove tutto ha più senso.

Forse la musica esiste davvero.
Magari è come il vento:
Non lo vedi ma c'è.
Perché lo senti aggrapparsi
alla tua pelle sensibile al freddo.
Perché lo cerchi quando il sole
toglie fiato al tuo cuore di pietra.
Perché ti sputa in faccia con forza
il suo respiro di stella cometa.

Chiamatemi scemo
ma forse ho ragione:
Non è male questa bella invenzione.


disegno di Alessia Santangeletta
(pennarelli)

sabato 11 febbraio 2017

QUANDO PENSO ALLA CALABRIA

di Gianpaolo Buonafede

Quando penso alla Calabria
penso prima di tutto al mare.
Il primo che ti saluta quando arrivi
e il primo che saluti quando parti.
Penso ai profumi della tavola,
al vento di certi paesaggi,
ad un mondo ancora tutto da scoprire.
Penso alle spine dei fichi d'India,
al colore di certi tramonti,
alle cose che andrebbero sistemate.
Che poi nulla è perfetto,
specie a sto mondo,
nemmeno un angolo di paradiso.

Quando penso alla Calabria
penso allo sguardo di chi c'è stato
e a quello di chi c'è adesso.
Quest'ultimo è il mezzo con cui voglio
continuare a guardarmi.

Beata restauratrice della vita.


disegno di Alessia Santangeletta
(penna e matite)

venerdì 20 gennaio 2017

NON DOBBIAMO GIUSTIFICARE LA GUERRA

di Gianpaolo Buonafede

Magari piovessero stelle
dove cascano bombe.
Piccole luci
a coinvolgere il giorno
con la sola missione
di un verso di pace.
Non ci sarebbe
chi spaccia terrore
e neppure chi cerca
di giustificarne la causa.
Ci sarebbe soltanto
un futuro di lino
che ci guarda dormire
per rimboccarci la vita.
Invece nel buio
dove tutto sparisce
non resta nient'altro
che l'ombra dei corpi.

Non piovono stelle.
A volte si lascia cadere
un luccichio di speranza.
Ma le stelle son ferme.
In movimento ma ferme.
E guardano in faccia
chi si arma col mondo
per distruggerne il cuore.


Disegno di Alessia Santangeletta
(matite)

domenica 15 gennaio 2017

UNA DONNA E IL SUO SPECCHIO

di Gianpaolo Buonafede

E poi mi dimentico gli anni
ma loro non scordano me
e poi sento Giorgia alla radio
ma non sono capace a cantare
e poi faccio tutto di getto
come dirti che t'amo di gola
e poi lascio scendere il cielo
per nascondermi dietro alla notte
e poi faccio un salto nel bagno
per lavare via il trucco dagl'occhi
e poi mi concedo un ricordo
per fingere ancora memoria
e poi mi ritrovo ad un tratto
allo specchio nei tratti
che appartengono a me.


disegno di Alessia Santangeletta
(penna e pennarelli)

mercoledì 19 ottobre 2016

ALBERI IN VOLO

di Gianpaolo Buonafede

Vorticano luci
tra rovina e detriti.

Strofinata con cura
anche l'ultima lampada
scaldiamo le mani
ai desideri inespressi.
Come se tutto
fosse solo e soltanto
un tentare la fuga
in un posto migliore.

Generici tentativi
di esser felici
danno parvenze
d'ingrata clemenza,
quel tanto che basta,
per render la testa più salva.

Calma.

Ripeti con garbo:
Sono padrone
di ciò che possiedo
e se il nulla mi acclama
rendo grazia alla vigna.

Senza metrica alcuna
appunta sul cuore
inasprito che porti
i tuoi versi malconci.

Datti una pausa.
Respira.
Concentrati in parte.
Temi il tuo mondo.

Conta i secondi
rimasti al tuo tempo
e cospargi di vento
quei grandi sorrisi.

Quelli che hai speso
per prenderti in giro
sapendo che tutti
ti han visto ghignare.

Fatti una doccia
di sonno profondo
e fantastica ancora
che tutto è già scritto.

Gli alberi sanno
volare negl'occhi
di chi è ancora capace
a sognarli nel cielo.

Le grandi radici
piantate nel mezzo
dei sogni che hai fatto
credendoli in volo.

disegno di Alessia Santangeletta
(penna e acquerelli)